Incanti del Settecento alla corte sabauda

11.12.2018

A Palazzo Reale restaurato il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato, vertice dell’arte decorativa piemontese realizzato da Juvarra e arredato da Piffetti. 

Situati al primo piano di Palazzo Reale, nell’Appartamento della Regina, gli ambienti che formano il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato rappresentano una sintesi pressoché perfetta della più raffinata arte decorativa del Settecento piemontese. 

Realizzate tra il 1731 e il 1740 su commissione del re Carlo Emanuele III, le tre piccole sale (Antisala, Gabinetto da toeletta e zona del Pregadio) recano la firma dei più celebri autori operanti a Torino a quell’epoca: il progetto si deve a Filippo Juvarra, le boiseries e gli arredi lignei sono opera di Pietro Piffetti, la volta è affrescata da Claudio Francesco Beaumont sul tema de “le virtù di un  monarca”. In questo spazio di dimensioni raccolte si può quindi ammirare un compendio dello stile e del gusto che contraddistinse la corte sabauda nella prima metà del XVIII secolo.
Mai sottoposti in anni vicini a operazioni di restauro (le uniche tracce risalgono all’Ottocento) gli ambienti erano da tempo esclusi dall’itinerario di visita di Palazzo Reale, poiché necessitavano di un generale intervento di conservazione e manutenzione straordinaria. Di questo si è fatto carico la Consulta di Torino, che ha affidato la direzione dei lavori all’architetto Gianfranco Vinardi e commissionato al restauratore Gherardo Franchino le opere di pulitura e revisione strutturale su boiseries e arredi. Svoltosi tra i mesi di giugno e settembre, il cantiere ha impegnato a tempo pieno 3-4 restauratori. 

L’analisi preliminare – agevolata da un rilievo che ha definito una dettagliata mappa del degrado – ha evidenziato delle criticità soprattutto sulle boiseries in legno intagliato e dorato e sui rivestimenti parietali, costituiti da specchi contornati da cornici intagliate. Le principali situazioni da affrontare emerse erano le piccole spezzature delle cornici (rilevate sul 60% di queste decorazioni), il fissaggio delle stesse, da rivedere complessivamente considerati i piccoli e numerosi distacchi, e lo stato di ammaloramento di alcune parti lignee. Restaurati di recente, gli affreschi e le decorazioni a stucco della volta richiedevano invece una semplice operazione di pulitura.
L’approccio di base dell’intero lavoro è stato di tipo conservativo: si è sempre privilegiato il recupero della materia originale, ricostruendo esclusivamente i punti in cui l’integrazione appariva funzionale a una maggiore facilità di lettura dell’insieme. I restauratori si sono quindi concentrati sui seguenti lavori: pulitura delle superfici dipinte e dorate; revisione strutturale degli elementi in legno intagliato (con operazioni di fermatura dei distacchi, di integrazione degli intagli mancanti e di ritocco pittorico, completate poi dalla stesura di un protettivo); trattamenti antitarlo a base permetrina. 

Un capitolo a sé meritano gli arredi mobili di Pietro Piffetti, capolavori dell’ebanisteria piemontese nati per queste stanze, che proprio grazie ad essi hanno un valore assolutamente unico.
I celebri armadi a doppio corpo, il mobile da toeletta, i tavoli a muro e gli sgabelli (tutti decorati a figure e impreziositi con intarsi di legni pregiati, d’avorio e di madreperla, secondo l’inconfondibile stile dell’ebanista di corte) sono stati puliti, controllati nelle finiture e infine sottoposti a uno speciale trattamento a base di azoto, che ha garantito l’eliminazione di tarli e batteri. A questo proposito va sottolineato che Gherardo Franchino è uno dei maggiori esperti italiani nel restauro d’arte, con all’attivo importanti interventi, effettuati anche su pezzi pregiati del Quirinale. 

Nella tre sale il tema della luce non si presentava di facile soluzione: il gioco di riflessi generato da specchi e dorature è tale da richiedere una luce diffusa e quando possibile indiretta, che consenta una corretta visione dell’architettura e degli arredi, e sappia nel contempo valorizzare l’apparato decorativo della volta. Per raggiungere tale obiettivo sono stati mantenuti i punti luce esistenti, ma sostituendo però tutte le lampadine di vecchia generazione con nuovi modelli a basso consumo. Sono stati aggiunti, invece, alcuni faretti per illuminare convenientemente la coppia di sontuosi mobili a doppio corpo e il pregadio del Piffetti, elementi di particolare bellezza su cui si focalizza l’attenzione dei visitatori.

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