Venaria, ecco la Reggia che verrà

15.12.2019

Guido Curto, nuovo Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, illustra le sue priorità: creare un sistema di collegamenti tra le dimore sabaude, riordinare spazi e percorsi di visita, aprire alla formazione e al territorio. La Reggia di Venaria entra in una nuova fase.   

Lo stile di Guido Curto è inconfondibile: energico, appassionato, gentile. Le stesse qualità che guidano il suo nuovo lavoro alla Reggia di Venaria, dove è approdato come Direttore lo scorso settembre. Un’eredità bella e difficile, visti i risultati da record macinati in questi 12 anni. Ma il lavoro culturale è anche questo: consolidare e rinnovare, comunicando alle persone il senso profondo di un bene che appartiene alla storia di tutti noi. “Ma per far ciò – dice Curto – è necessario che il territorio entri dentro e partecipi”. Un’affermazione che è quasi una dichiarazione programmatica.

Professor Curto, che cosa significa prendere il timone della Reggia a dodici anni dall’apertura? Su quali linee si muoverà la sua direzione per valorizzare l’identità di questo luogo? 

La Reggia di Venaria è nata grazie allo straordinario impegno di Alberto Vanelli, ed è stata portata avanti da un altro grande direttore, Mario Turetta: oggi, quella che dirigo è già una macchina eccellente. Quando si lavora su una macchina come questa occorre solo implementarla, apportando piccole modifiche per non perdere il primato che è stato raggiunto: il milione di ingressi all’anno che ci posiziona al primo posto, tra i musei italiani, per numero di biglietti staccati. Dirigere la Reggia però vuol anche dire guidare il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, e attualmente credo che sia questa la sfida più impegnativa. 

E nel contesto delle Residenze Reali Sabaude quale sarà il ruolo di Venaria? 

La Reggia manterrà la sua funzione di “hub” delle residenze reali sabaude. Non ho usato la parola “fulcro” deliberatamente, perché ritengo che al centro ci siano i Musei Reali e Palazzo Madama che sono anche il cuore urbanistico e storico di Torino. Intorno alla città si snoda la “corona di delitie”, in cui spicca il modello gestionale della Reggia di Venaria. È questa la sua forza, che però può anche diventare criticità, perché è un modello che si deve riverberare sulle altre residenze. 

Nel suo ruolo di coordinatore possiede strumenti per operare? 

Sì, lo statuto del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude mi consente di convocare e dirigere il Comitato e di invitare al tavolo di coordinamento i Direttori dei Musei Reali, di Palazzo Madama e delle varie residenze del Polo Museale del Piemonte, di cui fanno parte grandi strutture come Stupinigi, Agliè e Racconigi, tutte dotate di parchi o giardini straordinari. E questo è un aspetto decisivo, perché il modello vincente è proprio quello della residenza con parco o giardini annessi. In ogni caso, quello di Venaria è un “hub” che può diventare molto significativo per tutto il Piemonte, perché non comprende solo la provincia di Torino, ma coinvolge anche il territorio di Cuneo con i Castelli di Racconigi, Govone e Valcasotto. 

Che cosa vuol dire essere un “hub” culturale? 

Vuol dire mantenere un dialogo, per essere un domani il polo di un sistema di comunicazione. Significa cioè creare un sistema di valorizzazione, che per il momento è ancora poco sviluppato. Esiste un sito che funziona bene, ma dovremo lavorare maggiormente in due direzioni: sulla creazione di eventi comuni, e sulle identità, e le esigenze, delle diverse  proprietà... Prendiamo ad esempio il Castello di Rivoli: è una struttura autonoma, ma anche un punto importante del circuito delle residenze. Un luogo, quindi, con cui continueremo a dialogare per fare sistema. 

Ma in termini pratici che cosa occorre? 

Creare materiale divulgativo per i turisti; una segnaletica che identifichi meglio le residenze, inserendole in un percorso; una mappa che, posizionata in ognuna di esse, illustri l’intero circuito... Non pretendo, per ora, di avere un servizio di pullman gestito da noi; però sarebbe importante indicare ai tour operator un itinerario ideale. Un tracciato che secondo me dovrebbe partire dai Musei Reali di Torino, toccare Palazzo Madama, e da lì dirigersi a Venaria. Dalla Reggia ci si potrà poi muovere verso sud, arrivando in pochi minuti a Rivoli, Stupinigi e Moncalieri, ulteriore punto di partenza per un viaggio verso le dimore del territorio cuneese; oppure a nord, puntando verso il Canavese e il Castello di Agliè. 

La sensazione è che si delinei un itinerario coerente. 

Certo. Ma condizione indispensabile è che ogni castello o museo sia in grado di offrire alcuni servizi basilari: che sia dotato di parcheggi per almeno 20 auto e 5 autobus, e che resti aperto, nelle sale principali, il sabato e la domenica. Quando ogni castello – e con esso, nelle stagioni primaverili ed estive, parchi e giardini – garantirà questi requisiti, potremo impostare un’azione coordinata e promuovere il circuito con i tour operator. Un notevole lavoro di comunicazione e valorizzazione, da fare in sintonia. 

Torniamo alla Reggia: possiamo dire che con la sua direzione si aprirà una nuova fase? 

Per il momento ho fatto solo minime variazioni. Ho cambiato l’orario di visita che ora, per tutto l’anno, è dalle 9,30 alle 17,30: anche questo porta chiarezza. Poi ho dato più attenzione alle famiglie: i ragazzi fino a 15 anni pagano soltanto 1 euro nella formula “Tutto in una Reggia”. Infine ho aumentato a 21 anni l’età dell’ingresso ridotto. Un lavoro di cesello, perché era tutto già molto ben organizzato. Le novità più consistenti riguarderanno invece il percorso espositivo, che presto sarà sdoppiato: accanto al tradizionale giro lungo ne proporremo uno breve, per chi ha solo un’ora di tempo: si entrerà in Reggia direttamente dalla Corte d’onore, e si potranno vedere tutte le sale auliche. 

Insomma, una dimora che trasmetta ancora meglio la quotidianità del passato... 

Sì, saranno percorsi più celebrativi della dinastia sabauda: vorrei che questo diventasse un po’ il museo della storia di Casa Savoia, intesa come famiglia reale italiana. Iniziando dalla Galleria degli Antenati, che racconta la storia dei Savoia ab origine, e passando attraverso la grande storia e i suoi protagonisti: da Vittorio Amedeo II, re di Sicilia e poi re di Sardegna, fino ad arrivare al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, di cui conservano memoria le sale perfettamente arredate del Castello della Mandria, dove si concluderà l’itinerario. Questo sarà un altro dei nostri asset

Il tema della formazione ricorre in tutto il suo percorso professionale, dall’Accademia Albertina a Palazzo Madama. Come lo svilupperà qui alla Reggia? 

La formazione si intreccerà a un’altra novità, che riguarda Scuderie e Citroniera. Questi spazi della Reggia ospiteranno, da qui a 2 anni, scuole e laboratori di formazione. E questa, in effetti, è un’idea che proviene dalle mie precedenti esperienze. Ci saranno le aule di una scuola di alta oreficeria, che funzionerà in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro. Ma vorrei sviluppare dei progetti anche con altri enti che fanno formazione sul territorio: mi piacerebbe, ad esempio, lanciare un master di videogiochi applicati ai beni culturali. Intanto sono convinto che i videogiochi possano diventare anche uno strumento di conoscenza, ma nel contempo formerebbe professionisti richiesti dal mondo del lavoro. L’idea si potrebbe realizzare attraverso l’accordo con un ente – un istituto di design o il Politecnico – e porterebbe qui un centinaio di studenti, che con l’iscrizione consentirebbero all’iniziativa di sostenersi da sola. La Citroniera sarà invece destinata a spazio per convegni ed eventi: tutto ciò che oggi, in ambito musicale e spettacolare, avviene nella Galleria Grande sarà spostato là, e avrà un accesso dedicato. 

Venaria è sede di grandi mostre. Sappiamo che la prossima, nella primavera del 2020, sarà dedicata al Barocco. Che tipo di evento sarà? 

Si intitolerà “Sfida al Barocco”, e presenterà al pubblico pezzi straordinari provenienti dai più prestigiosi musei del mondo. Ideata secondo un’impostazione tradizionale, credo che sia destinata a segnare il percorso della storia dell’arte, poiché imprimerà una fortissima svolta a livello scientifico. È lo stesso titolo a suggerire la tesi di fondo dei due curatori, Michela Di Macco e Giuseppe Dardanello della Fondazione 1563: dimostrare come dopo la metà del Seicento il Barocco diventi qualcosa d’altro, un concetto già proiettato verso il Settecento. Una revisione che non utilizzerà più le categorie di Barocco e Rococò, e che anzi intende metterle in crisi. 

E arriviamo ai giardini, che sono un fiore all’occhiello della Reggia. 

Sì, e non è un caso che quest’anno abbiano vinto il premio per “Il Parco più bello d’Italia”. Un merito che va agli architetti paesaggisti che li dirigono e ai 20 giardinieri che li accudiscono ogni giorno, con una passione non comune. 

Giardini che presto potranno presentare al pubblico la Fontana dell’Ercole, il grande progetto a cui sta lavorando la Consulta di Torino. 

Il progetto ideato per Consulta dall’architetto Gianfranco Gritella trasformerà la Fontana d’Ercole nell’autentico perno dell’area verde. Sarà una macchina spettacolare, nella quale non solo l’Ercole, ma altre sculture parteciperanno a una grandiosa scenografia di giochi d’acqua e di teatralità all’interno del giardino. Una struttura che vivrà anche grazie a elementi di video-animazione, di musica e di profumi legati alle essenze botaniche del parco: sarà un’esperienza interamente sensoriale. Sono convinto che regaleremo ai visitatori un’opera innovativa e importante.

Naturalmente, la grande estensione di verde della Reggia di Venaria permette di godere del paesaggio ma anche di fare altre attività... 

Tra i progetti a cui sono particolarmente interessato c’è quello di introdurre più sport, magari con l’aiuto di organizzazioni esterne. Vorrei che la natura di cui disponiamo fosse anche uno spazio da vivere per la salute fisica: una “Reggia del benessere” dove – in aree dedicate e attrezzate con eleganza, in armonia con il luogo – si possa fare ginnastica, fit-walking, yoga oppure semplicemente sdraiarsi sul prato. Abbiamo la fortuna di avere un pubblico sempre molto attento: alla nostra “Corsa da Re” partecipano oltre 5.000 persone e il giorno dopo la Reggia è perfetta. Perché la gente che fa sport è rispettosa del proprio corpo e dell’ambiente più di quanto non si creda. 

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