Gianni Merlini

Gianni Merlini entrò in azienda nell’estate del 1947, quando la Utet stava faticosamente risorgendo dalle proprie macerie, dopo il bombardamento del 1943. Era fresco di maturità classica al Massimo D’Azeglio e si accingeva ad iscriversi a Giurisprudenza e fare così, senza sbandieramenti, il mestiere di “studente lavoratore”. Durante gli studi e dopo la laurea, percorse da allora i gradini della scala aziendale, a partire dai più modesti, formandosi al lungo e difficile tirocinio di una personalità cosi esigente come lo zio Carlo Verde. Il suo apporto si esplicitò in vari modi, ma in particolare attraverso i ricchi rapporti da lui stabiliti con esponenti dei più diversi campi della cultura italiana, che della Utet diventarono autori. Importante anche il suo ruolo nell’Associazione Italiana Editori, fino ad assumere la presidenza (1976 – 1983) con esiti che valsero la riforma e poi le pressanti richieste di tornare negli anni successivi (1991 – 1993). Fu presidente della Federazione Editori Europei (1982 – 1984).

Quando, nel 1983, Gianni Merlini fu chiamato alle primarie responsabilità in Utet, sul solido impianto di un grande catalogo che era stato l’obbiettivo principale della gestione precedente, impostò una strategia che non era solo di continuità e di completamento delle Grandi Opere avviate con tutti gli accorgimenti e le innovazioni che le nuove tecnologie e la concorrenza crescente richiedevano. L’ingresso nell’editoria scolastica con l’acquisizione della Petrini, una rinnovata presenza nelle librerie con la Tea, e infine l’acquisizione del controllo della Garzanti fecero della sua Utet un’azienda editoriale multiforme e ad ampio spettro. Un “gruppo” di primaria importanza nel panorama industriale italiano, di cui la nomina a Cavaliere del Lavoro nel 1993 è in qualche modo il segno.

Fin dai banchi del liceo la politica e la cultura attrassero Giani Merlini, determinandone l’impegno

per la ricostruzione dell’Italia e per la costruzione dell’Europa.Nel 1948, figura fra i quadri della sezione torinese della Gioventù federalista Europea, l’organizzazione giovanile di quel MFE che Altiero Spinelli aveva creato dopo il suo confino a Ventotene. E da “spinelliano” conduce la battaglia per l’autonomia del movimento dall’egemonia dei partiti nazionali e poi per la partecipazione ai voti popolari per il Congresso del Popolo Europeo nei secondi anni ’50.

C’è una coerenza intima fra il mestiere di editore e servire la società, nella vita di Gianni Merlini. Così come i libri a lui più cari non erano di “fiction” né seguivano le mode o le ideologie, ma si inquadravano in architetture editoriali di largo respiro, così i suoi impegni pubblici non furono di parte e ancor meno di partito, ma dedicati a progetti: quello europeo, appunto, o quelli cittadini,

dalla Scuola di Amministrazione Aziendale, che presiedette per dieci anni dal 1988, alla Consulta

per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino”, che promosse in seno all’Unione Industriale, fino alla Compagnia di San Paolo, di cui assunse la prima presidenza nel 1996. Qui, oltre a dar prova di abilità ed equilibrio anche nel campo della delicata fase di affermazione del ruolo delle fondazioni quali attori primari nel processo di aggregazione del sistema bancario, ha lasciato un segno profondo non solo nello sviluppo artistico, culturale e sociale della città e del Piemonte, ma anche nel loro “rayonnement” in ambiti più larghi, italiani ed internazionali.

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